Meditazioni “VIA CRUCIS 2012”

Le 14 meditazioni della “Solenne Via Crucis” composte e lette dai laici durante il rito del Percorso Doloroso svolto nel Santuario di S. Francesco de Geronimo il 25 marzo 2012, presieduto dal gesuita P. Salvatore Discepolo.

Anche quest’anno nel Santuario di S. Francesco de Geronimo si è celebrata la “Solenne Via Crucis” commentata da laici, con l’accompagnamento del Coro diretto dal maestro Parabita,  alla presenza di tantissimi fedeli che riempivano la chiesa del centro storico. Le meditazioni, composte e lette dai laici (Alfieri Nicola – Annese Michelangelo – Arces Donato – Cofano Carmela – Coviello Carmela – Franco Titty – Gallo Filomena – Lenti Mary – Luccarelli Salvatore – Lupo Enzo – Schinaia Maria – Spagnulo Cira – Spagnulo Rosa – Tallini Maria Cristina) hanno rimarcato il cammino del sapiente per la via della salvezza. La Via Crucis commentata dai laici si aggiunge ad un’altra Via Crucis, proiettata, nel Santuario l’11 marzo 2012 con commenti di P. Discepolo. Il video, completo di immagini e meditazioni, fanno riferimento alle 14 stazioni realizzate per la nuova Cattedrale di LEZHA (Albania), dedicata a San Nicola, nella Diocesi di LEZHA. Le opere in ceramica, cm. 78×56, realizzate dal prof. Vincenzo De Filippis, artista grottagliese di talento in campo nazionale ed internazionale, sono state commissionate dalla Diocesi albanese presieduta da un altro illustre grottagliese, S.E. Mons. Ottavio Vitale. Di seguito le meditazioni dei laici abbinate alle opere in ceramica.

I Stazione “Gesù è flagellato, deriso e condannato a morte”

Ecce Homo! Privato di ogni dignità, deriso, flagellato, incoronato di spine, di fronte alla giustizia umana! Ma Tu non hai rigettato nulla dell’amaro calice che ti viene offerto, hai piegato la testa “come agnello che viene portato al macello”, Tu, Uomo dei dolori che ben conosce il patire”, hai fatto la volontà del Padre! Gesù, Tu sai che se vogliamo venire con Te, dobbiamo rinunciare alla nostra vita, Tu sai che se vogliamo venite da Te, saremo sottoposti alla stessa prova. Insegnaci nei momenti più bui, quando tutto ci è ostile, quando saremo privati della nostra reputazione, quando il mondo ci condannerà a causa Tua, quando la stessa vita ci abbandonerà, ad avere la Tua stessa Fede nel Padre! Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra! Aiutaci!

II Stazione “Gesù è caricato della croce”

Pilato ha condannato Gesù alla morte più infame, quella riservata agli schiavi, ai criminali più feroci. Un soldato, non si vede il suo volto, Gli carica, sulle spalle straziate dalla flagellazione, il patibolo. Deve portarlo Lui fino al Calvario. Tra Gesù e il soldato domina la croce. E’ pesante: c’è il peso di tutti i delitti, dei peccati e delle offese fatte al Signore dagli uomini di tutti i tempi, c’è il peso delle sofferenze dei perseguitati e dei martiri. Gli lascerà un solco sulle spalle. Gesù la guarda, la bacia. Con la sua morte salverà il mondo. Nella croce c’è sofferenza e salvezza. Gesù ti sono vicino. Sul tuo esempio abbraccerò con gioia le mie piccole croci e mi sforzerò di aiutare i fratelli che soffrono e gemono sotto croci troppo pesanti per la loro debolezza: malattie, ingiustizie, povertà, calunnie, schiavitù.

III Stazione “Gesù cade per la prima volta”  

Gesù, caricato della Croce, attraversa le strade dì Gerusalemme; la strada é tortuosa e il suolo pietroso. Lungo la strada c’é una grande folla che vaga come un gregge senza pastore. Lì in mezzo ci sono quelli che si erano cibati alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, quelli che erano stati risanati dai loro mali, eppure in questa circostanza ognuno ha preferito non farsi vedere. Il Signore procede faticosamente. Il corpo estenuato di Gesù ormai vacilla sotto l’enorme peso della Croce, le sue forze si esauriscono sempre di più e non c’é da stupirsi che cada. Un forte dolore trapassa l’anima di Gesù e il Signore cade a terra estenuato. Gesù si rialza a fatica, si abbraccia alla Croce salvatrice e ci insegna come dobbiamo caricarci della nostra: con amore e con spirito di riparazione per i nostri peccati. Signore, fà che odiamo il peccato e che ci uniamo a Te abbracciandoci alla Santa Croce, per compiere la tua amabilissima volontà.

IV Stazione “Gesù incontra sua Madre”   

La mamma l’attendeva. La guardò: è muta nel suo dolore in quell’ombra soffusa. Si guardano. Si parlano con gli sguardi. Quanto strazio, quanta pena in quei cuori. L’artista ha scolpito i due volti vicini, protesi l’Uno verso l’altra. Lei, la Madre, vorrebbe strappare al figlio la croce, tergere il suo sangue e il suo sudore. “Figlio, figlio mio”. Contempla il suo volto: è coperto di sputi, polvere, sudore, sangue; la sua fronte con la corona di spine. Pensa agli altri figli, a noi, ad altre madri, quelle dei drogati, dei malati, dei delinquenti, dei rapiti, degli scomparsi, degli uccisi. Dal suo cuore si eleva una preghiera. Il Padre l’ascolta: il Cireneo, la Veronica, le pie donne sono l’amorosa risposta. Con noi Maria agisce diversamente: ci terge il pianto, ci asciuga il sudore, ci rende più lieve la croce. Per il dolore di quell’incontro, stammi sempre vicina, o Madre, soprattutto nell’ora della mia morte.

V Stazione “Gesù è aiutato a portare la croce da Simone di Cirene” 

E’ stanco Gesù. Non ce la fa più. Se ne accorgono tutti ma nessuno si muove per aiutarlo. La solidarietà umana è ormai un pio ricordo. Ma dove sono gli apostoli? Si nascondono perché temono di essere coinvolti. Dov’è Pitero, che pure qualche giorno prima era designato da Cristo come suo successore a Capo della Chiesa? Egli nega più volte di conoscere Gesù. Intanto i soldati cominciano a preoccuparsi. Essi, infatti, erano stati incaricati di eseguire la sentenza di condanna a morte del Nazareno mediante la Crocifissione. Ed ora temono di vederlo morire lungo il percorso che porta al Golgota. Intanto, passava di lì un contadino, chiamato Simone di Cirene, ed i soldati lo costringono a portare la croce di Gesù. Il poveretto, stanco ed affamato dopo una giornata di lavoro nei campi, ha un moto di rabbia e di ripugnanza. Poi guarda Gesù e intravede il quel volto sentimenti di gratitudine e d’amore. Si rasserena. Ora è felice di aiutarlo. Da quel momento la sua vita cambia radicalmente. Il Cireneo è santo. Gesù, tu ci vuoi coinvolgere nel dramma della tua passione e ci chiami a collaborare con te per la salvezza dei fratelli. E noi ti diciamo: si, si Signore, noi vogliamo diventare tanti piccoli Cirenei per tutti quelli che soffrono moralmente e fisicamente. E questo si può fare in tanti modi. Innanzitutto accettando di portare ciascuno la propria croce, fatta di problemi quotidiani, di malattie, di rinunce, senza dire: Signore, perché a me? oppure Signore, proprio a me doveva toccare questa prova? E poi, impegnandosi ad operare concretamente e sempre (non soltanto a Pasqua) per i gratelli in difficoltà spirituale e materiale.

VI Stazione “Santa Veronica asciuga il volto di Gesù”  

Una donna, mossa a compassione, riesce a superare la schiera dei soldati ed a asciugare il volto di Gesù. Su quel lenzuolo resta impresso il Suo volto santo. Gesù, grande è la tua sensibilità e il tuo amore per ogni nostro minimo gesto di compassione! Di fronte al nostro cuore che si apre a Te, Tu ci hai voluto lasciare il Tuo ricordo. Non hai voluto perdere tempo, in quegli attimi ci hai lasciato il Tuo volto piagato, l’immagine della Tua sofferenza! Gesù è questo il nostro ricordo di Te nella nostra vita: quando affronteremo le prove più dure, quando non sapremo cosa fare, quando tutto ci sarà ostile, tireremo fuori la Tua immagine, piagata, sofferente, fiduciosa per sapere che tu ci sei vicino e che tu sei con noi.

VII Stazione “Gesù cade per la seconda volta”  

Sulla Via della Croce Gesù cade ancora una volta, è ridotto in uno stato da far paura, sanguinante per le battiture che hanno segnato il suo corpo. Gesù tu hai detto ai tuoi apostoli: se qualcuno vuol venire dietro di me prenda la sua croce e mi segue, tu vuoi che portiamo la tua croce, camminando insieme a te, ma di fronte al mistero del dolore noi cadiamo prima ancora di portare la croce! Ci sembra così duro soffrire e ci interroghiamo sul senso del nostro dolore. Tu dici che il dolore è misura del’amore, forse è questo che ci impedisce di amare come ami tu. (Da Via Crucis Don Vittorio Chiari).

VIII Stazione  ” Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme”  

Un gruppo di donne ebree è in attesa del passaggio di Gesù. Come sono afflitte! Hanno seguito il divino Maestro sin dalla Galilea, hanno ascoltato la sua dolce parola ed assistito ai suoi miracoli. Al vederlo ora carico della croce, insanguinato, sotto la sferza dei soldati, preso a calci e sputi e deriso da una folla delirante e blasfema… sentono nel loro cuore una forte stretta ed erompono in pianto. Piangono, gemono, hanno pietà! Gesù non resta indifferente e allora si voltò verso di esse e disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli. Perchè ecco verranno dei giorni in cui si dirà: Beate le sterili e quelle che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato! Allora si metteranno a dire alle montagne: Cadete sopra di noi! e alle colline: Ricopriteci! perchè se tali cose vengono fatte al legno verde, che avverrà del legno secco?” (Luca 23,28-31) Il legno verde era Lui, Gesù; il legno secco il l’Innocente; il legno secco era il peccatore. Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per i vostri peccati: io sono innocente eppure sono trattato cosi! Ma come sarete trattate voi dal Padre mio? voi che avete peccato? Le donne e gli altri presenti non comprendono le parole di Gesù, o le comprendono poco. Sono parole di terribile predizione dei castighi divini, preparati a Gerusalemme, la città che nega e uccide Dio! Parole terribili per noi peccatori e per la nostra società, che in nome di una falsa civiltà e di un falso progresso, con la superba presunzione di un sapere moderno e scientifico, neghiamo e crocifiggiamo Dio! Il pianto delle pie donne, Signore, che tu hai sollecitato, unito ai meriti della tua Passione, per l’intercessione della Madre dei Dolori, ci ottenga il perdono e allontani da noi il giusto e terribile castigo. Convertici, o Signore, e fa’ che le tue chiese siano rigurgitanti di autentici devoti, cioè di beati di tutte le età e condizioni sociali, nobili, ricchi, potenti, poveri, cenciosi. Signore, dall’alto della croce, abbraccia tutti i peccatori e convertili, attira a te tutte le anime. E noi, sull’esempio delle pie donne, piangiamo per i nostri peccati.

IX Stazione ” Gesù cade per la terza volta”  

Ed ecco Gesù per terra, la terza caduta, la più dolorosa. Egli è allo stremo delle sue forze, nonostante ciò si rialza ancora e porta la croce fino al punto fissato. Lì non l’aspetta la liberazione, ma la morte orribile. O Signore, quando le difficoltà, il dolore, le tentazioni ci affliggono, dà a noi la possibilità di sperare nel tuo aiuo e di non sentirci mai soli e abbandonati. Insegnaci a riconoscere che la nostra vita sulla terra, dopo ogni caduta, è sempre un rialzarsi, un ricominciare a camminare verso il futuro con forza sempre più viva, con coraggio e fiducia.

X Stazione  “Gesù è spogliato delle vesti”   

Il rito doloroso della crocifissione è già iniziato; i soldati per adempiere ad un ordine di Pilato, richiesto dalla folla esaltata dei Giudei, provvedono a crocifìggere Gesù, prima però lo spogliano dei suoi indumenti. Quella che potrebbe sembrare la rude avidità dei soldati, priva di qualunque sensibilità per un uomo ingiustamente condannato, è in realtà la metafora dell ‘avidità umana, sprezzante del sentimento della pietà, che si appropria anche delle vesti logore e sanguinanti di un condannato a morte. Ma è anche la metafora di un ‘esperienza a cui siamo tutti destinati. Di fronte alla sofferenza, alla malattia, alla morte veniamo tutti, ed in solitudine, spogliati delle cose che abbiamo, eli ciò che siamo, dell’immagine di chi siamo. E’ il momento dell’eguaglianza, valido per tutti. E’ il momento in cui torniamo ad essere come siamo nati: nudi, fragili ed eguali. Il comportamento dei soldati diventa ancora più beffardo con la tunica. Non vogliono rovinare il modesto lavoro di una tessitura unica e decidono di assegnarla a sorte. Gesù, spogliato delle vesti, compare nella sua nudità, nella sua fragilità; è la futura immagine di ognuno di noi quando il momento verrà. Emerge così il corpo tormentato e flagellato di un uomo, con le ferite sanguinanti segnate nella carne, che non chiede un sentimento di compassione, di commozione, ma che con severo silenzio ammonisce gli uomini: non piangete sopra di me ma sopra voi stessi. Per la folla quella nudità è la certezza, la prova provata che Gesù è solo un uomo. Aveva detto di essere figlio di Dio, ma è solo un uomo; torturato, soffre e sanguina come ciascuno di noi farebbe. Quella umanità assunta da Dio per misericordia verso di noi non è intinta, non è creduta ;essa è il mistero che ci tormenta. D’altronde Gesù stesso aveva detto: “E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: ” Voi udirete ma non comprenderete, guarderete ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito “… David Maria Turoldo, percependo l’ incertezza della nostra fede, dirà nei suoi Canti Ultimi: Fratello ateo, nobilmente pensoso, alla ricerca di un Dio che io non so darti, attraversiamo insieme il deserto. Di deserto in deserto andiamo oltre la foresta delle fedi liberi e nudi verso il nudo essere e là dove la parola muore abbia fine il nostro cammino “.

XI Stazione  ” Gesù è inchiodato sulla croce”    

E’ stato questo il momento più tremendo sofferto da Gesù. E’ scritto infatti, che l’operazione della cosiddetta chiodatura del condannato avvenne per mano di persone che vivevano completamente appartate dai centri abitati, perché facevano ribrezzo. Gesù, venne steso sulla croce senza che i boia trovassero resistenza, ma ugualmente lo immobilizzarono e con una ferocia inaudita gli conficcarono i chiodi nei polsi e ai piedi. Una sofferenza atroce, patita come vero uomo, che in seguito, ebbe il suo epilogo nel grido di dolore: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ” Certo, si tratta delle parole di inizio di un Salmo che si conclude con la riaffermazione della piena fiducia in Dio. Tuttavia, sono parole che esprimono la prova più grande a cui è stato sottoposto Gesù. Quante volte, di fronte a una prova, pensiamo di essere stati dimenticati o abbandonati da Dio. Quante volte, la nostra fede è stata altalenante e abbiamo richiesto certezze immediate per continuare a sperare. Signore Gesù, fa’ che io abbracci con fede la mia croce, e che il pio esercizio di quest’oggi, possa restare impresso nel mio cuore per ricordarmene tutte le volte che la sofferenza busserà alla mia porta.

XII Stazione  “Gesù muore in croce”  

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio di squarciò nel mezzo. Gesù gridando a gran voce, disse “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò. Un altro timore è quello a proposito dei rischi della mia vita. Mi costa accettare una morte violenta che in queste circostanze è possibilissima… Le circostanze sconosciute dovrò viverle con la grazia di Dio. Egli ha assistito i martiri e se sarà necessario, lo sentirò vicino a me quando gli darò il mio ultimo respiro. Ma che più importante del momento di morire è donargli tutta la mia vita, vivere per Lui. Affinché chi predica il Vangelo, abbia il coraggio di seguirti fino alla morte. Perché anche chi non è stato ordinato possa sentire propria la missione di evangelizzazione. Per i missionari uccisi in terra di missione, perché il loro martirio sia seme di speranza. Dopo !a meditazione di questa via Crucis ii 24 marzo 1980 il vescovo mons. Oscar Romero, proprio nel momento in cui sta elevando il Calice nell’Eucarestia viene assassinato. Le sue ultime parole sono “In questo Calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa il sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo ed il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo. Questo momento di preghiera ci trovi saldamente uniti nella fede e nella speranza”.

XIII Stazione ” Gesù è deposto dalla croce”    

In piedi, la mamma accoglie, abbraccia il corpo straziato del Figlio deposto dalla croce, copre la nudità col suo manto. L’aveva accolto con gioia a Betlem all’inizio della sua vita. Ora l’umanità glielo ridona morto. Com’è diverso da quel Gesù che Lei stringeva al petto bambino: il capo forato dalle spine, il volto emaciato e livido, il setto nasale spezzato, le mani e i piedi trafitti dai chiodi, tutto il corpo una piaga per la flagellazione. Il cuore, che batteva d’amore, trapassato da una lancia. “Figlio mio!”. E’ l’immagine della pietà. “O voi tutti che passate. Fermatevi, vedete se c ‘è un dolore simile al mio “. Guarda Giovanni. In lui vede tutti noi. Così è diventata la nostra mamma, la mediatrice di tutte le grazie. Ora il suo cuore palpita per noi e per suo Figlio. Mamma perdono, ti amiamo.

XIV Stazione “Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro”    

Giuseppe d’Arimatea prese il Tuo corpo, Gesù, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose nella sua tomba. Trentatrè anni prima Maria Ti diede alla luce, Signore, Ti avvolse in fasce e Ti depose nella mangiatoia. Tu, amore e pienezza infiniti, hai accolto l’abbraccio dell’umanità sin dall’esordio e fino all’epilogo della Tua vita terrenza, accettando di essere deposto prima in una culla e poi in una tomba “presa in prestito”. Aiutaci, Signore nostro, a deporre nei sepolcri costruiti anzitempo i nostri egoismi, l’orgoglio, la voglia di primeggiare, la superbia, l’invidia, i desideri sbagliati, affinchè possano risorgere nei nostri cuori l’umiltà, la pazienza, l’amore, la mirezza, il perdono. Liberaci, o Cristo, dalle pratiche di pietà fatte per abitudine ed illuminaci affinchè, sul Tuo esempio, possiamo aprire la mano a favore del nostro fratello, di quello più povero e miserevole, non solo per donargli ciò di cui ha bisogno ma soprattutto per saper accogliere quello che ha da offrirci.

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