A cinque anni dalla scomparsa di un “Padre Speciale”don Dario Palmisano, il sacerdote che al Carmine di Grottaglie negli anni ’60 dette vita ad un nuovo percorso di vita parrocchiale seguendo la strada indicata dal Concilio Vaticano II

don dario PalmisanoTantissimi grottagliesi, oggi ultracinquantenni, ricordano con gioia la figura di don Dario Palmisano, Parroco del Carmine dal 1958 al 1967, che insieme a don Cosimo Occhibianco avviò un nuovo percorso pastorale parrocchiale all’insegna del dinamismo, vivacità, intraprendenza, energia e operosità per favorire la crescita spirituale e sociale di tante nuove generazioni, mettendo in atto quella pagina del vangelo di “fare casa con l’uomo” insieme alla Chiesa, per educare e favorire l’amore vero finalizzato alla crescita del singolo e alla maturazione delle libere coscienze. Nei dieci anni di attività parrocchiale carmelitana le iniziative messe in atto furono tantissime, sia nella pastorale che nel sociale, tanto che quella parrocchia divenne un centro cristiano simile ad un motore brillante e moderno per la crescita di tantissimi giovani e moltissimi adulti. Don Dario Palmisano coadiuvato dal suo vice e da un nutrito gruppo di affezionati avviò una nuova stagione ecclesiale con la scuola catechistica domenicale, le scholae cantorum, la scuola biblica, la scuola liturgica che nel tempo ha dato i suoi frutti vocazionali di tanti giovani di allora che oggi sono vescovi, sacerdoti, suore e laici, formatisi a quella scuola cristiana. L’Azione Cattolica fu il suo fiore all’occhiello in quanto applicò fedelmente il decreto sull’Apostolato dei laici come scuola di formazione responsabile, per mettere in atto  il fine apostolico della Chiesa: evangelizzazione, santificazione degli uomini e formazione cristiana della coscienza. Tanti giovani e adulti, attirati dal grande dinamismo del giovane sacerdote si iscrissero all’Azione Cattolica dando grande disponibilità alla partecipazione di tutte le attività ed iniziative. Un evento straordinario per quei tempi in quanto a Grottaglie c’era la Congregazione Mariana dei Padri Gesuiti che aveva formato intere generazioni sia nella fede che nella vita. L’AC del Carmine, spronata da questa grande realtà, lavora con impegno e con serietà, testimonia l’appartenenza alla chiesa con atti concreti e collabora con la stessa Congregazione Mariana. In quegli anni i vari rami dell’AC accolgono tantissima gente (circa 400 tesserati), formano gruppi di lavoro, affidano ad ognuno le diverse attività religiose, culturali e ricreative, rendono testimonianza del loro essere “soldati di Cristo” con la carità, l’umiltà, la preghiera. Ed è proprio la carità quella che emerge maggiormente. Ogni tesserato cerca di aiutare un ammalato, un anziano solo, una famiglia povera, un emarginato, un alunno che non riesce negli studi, un papà che vuole essere aiutato nel lavoro, una mamma che si trova in difficoltà con i figli; tutto avviene nella massima discrezione e silenzio, non si doveva “far rumore”. Il silenzio era l’invito che don Dario e don Cosimo ricordavano a tutti, specialmente alle nuove generazioni. Oggi quei giovani diventati adulti e persone affermate nella vita sono la parte sana di questa società perchè continuano ancora a mettere in atto quei modelli. Quel dinamico sacerdote costruì il teatro Biancaneve dove la Compagnia Teatrale PIO XII, sezioni uomini e donne (a quei tempi la divisione di sesso era d’obbligo), dettero vita a tante rappresentazioni di rilievo. In quel periodo anche Grottaglie venne interessata dalla crescita produttiva ed economica degli anni ’60 e per questo don Dario con Ciro Annicchiarico istituirono la sezione grottagliese delle ACLI (Associazioni cristiane lavoratori italiani), la costola sociale dell’Azione Cattolica e avamposto della Chiesa nel mondo del lavoro, con sede prima in Via Regina Elena e dopo in Via Mafalda di Savoia nei locali acquistati dalla stessa parrocchia. Nasceva di fatto “un’associazione di promozione sociale”, già diffusa in Italia, per educare ed incoraggiare la gente alla cittadinanza attiva, difendere, aiutare e sostenere i cittadini, specialmente quelli a rischio di emarginazione e di esclusione sociale. Si misero in atto una serie di servizi di tutela e di promozione dei diritti sociali quali: l’assistenza previdenziale e fiscale; la difesa dell’ambiente e del consumatore; il sostegno agli agricoltori; l’animazione culturale e sportiva; il turismo sociale; la promozione della donna, degli anziani e della condizione giovanile; l’impegno per la pace, lo sviluppo e la solidarietà internazionale. Anche in questa associazione le iscrizioni furono tantissime e molti giovani dettero vita a varie manifestazioni culturali, sociali e sportive. I grottagliesi lo ricordano non solo per questo ma principalmente per la sua speciale personalità e per il suo ministero di prete particolare dalla vita ricca e generosa. Per tanti ragazzi di allora è stato un padre speciale e per questo si riporta un passaggio del suo ultimo scritto “La mia messa quaggiù” che ha consegnato alla sua parrocchia di Ponte Tresa.

Facciata_1Padre Nostro

Mi trema il cuore nel chiamarti Padre, perché non sono stati ancora sciolti in me tutti i problemi collegati a questo nome. Gesù disse: «Padre, allontana da me questo calice». Com’è possibile che il soffrire dell’uomo sia già scritto o previsto nei cieli? «Liberaci dal male!» noi preghiamo ma, se il male viene e resta, che senso ha l’invocarti? Sulla terra il male è un territorio immenso, un mistero e un dolore senza fine. Su questo territorio desolato chi crede in Dio cammina sul confine tra fede e tormenti, dai quali solo Lui può salvarlo.

Don Dario Palmisano 2007Don Francesco Dario Palmisano   (1929 – 2012)

Ordinato sacerdote nel 1952 inizia la sua attività pastorale da vice parroco a Martina Franca nella Parrocchia di S. Martino. Nel 1958 viene nominato Parroco del Carmine di Grottaglie sostituendo don Francesco Marinò destinato ad altra parrocchia diocesana. Dal 1958 al 1967 insieme a don Cosimo Occhibianco avvia al Carmine un nuovo percorso pastorale parrocchiale nel rispetto delle indicazioni tracciate nel Concilio Vaticano II. Vivacità, energia, operosità e intraprendenza caratterizzarono il nuovo tracciato dei due sacerdoti, per favorire l’incontro di tanti giovani e adulti affinchè potessero esprimere la loro originalità in cammini innovativi. Il Carmine di Grottaglie divenne in quei dieci anni quel motore brillante del grande centro parrocchiale che oggi Papa Benedetto XVI  auspica per tutte le parrocchie del mondo cristiano (vedi discorso del papa ai giovani dell’agorà di Loreto 2007). Nel 1967 viene trasferito a Taranto per sostituire l’anziano parroco di S. Pio X, don Nebbiolo Ambrogio, ex cappellano della Marina Militare. Porta a compimento la nuova chiesa, la casa parrocchiale, i locali e il teatro attiguo accessoriando gli stessi con arredi, sculture, quadri e ceramiche d’arte di noti artisti grottagliesi. Le attività a S. PIO X sono ancora più interessanti di quelle svolte al Carmine di Grottaglie, alcune identiche, altre adattate  alla vita di città. Continua ad insegnare nelle scuole medie, licei classici, magistrali e segue la vita delle ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) e del MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) come consigliere spirituale. L’industrializzazione tarantina e della provincia lo aveva già reso sensibile ai cambiamenti del mondo del lavoro, infatti, a Grottaglie, durante la sua permanenza, aveva creato con Ciro Annicchiarico ed altri lavoratori le ACLI cittadine. Nella visita di Papa Paolo VI a Taranto al IV Centro Siderurgico, don Dario è tra i pochissimi sacerdoti presenti sull’altare nella storica messa di Natale tra i lavoratori. Dopo tanti anni alla guida di S. Pio X si trasferisce definitivamente a Laveno Ponte Tresa, un importante centro lombardo ai confini con la Svizzera sul Lago di Lugano. E’ parroco in diverse parrocchie del luogo, sia in Svizzera che in Italia e si dedica allo studio dei nuovi movimenti religiosi e delle antiche religioni dell’Asia che ha conosciuto attraverso vari viaggi in India e in Giappone. Fonda nel 2000 l’Archivio Storico di Ponte Tresa e pubblica 12 Quaderni e 8 volumi di storia locale. Arricchisce il patrimonio culturale di quel posto con altre opere “Due ipotesi su Bartolomeo da Ponte Tresa, I pittori di Ponte Tresa, Ponte Tresa e Caslano a fronte sulle rive del lago Ceresio e nel corso della storia, Ponte Tresa : breve guida di storia e d’arte”. Anche sul lato religioso non trascura la sua missione di prete e pubblica “Cieli Aperti” e “Nel giorno del sole”, volumi ricchi di meditazioni sul vangelo festivo e su quello di ogni giorno. La sua opera pastorale, sociale e culturale in quel luogo termina il 29 ottobre 2012 a seguito di una lunga sofferenza fisica per ricongiungersi a Dio a cui aveva donato tutta la sua vita da sacerdote. Le sue spoglie riposano nel cimitero locale di Ponte Tresa (Lugano). Grazie don Dario, ti ricorderemo sempre come un padre, amico e sacerdote, noi giovani di allora, oggi  adulti ultrasessantenni.  Cosimo Luccarelli

Annunci

Una Risposta

  1. I Nostri Figli
    da insegnante,consideravo i giovani che mi venivano affidati come piantine di abete o di pino, con la potenzialità di diventare forti, imponenti, liberi e vigorosi per lottare contro il vento e le intemperie e uscirne vittoriosi Un buon insegnante dona conosenza, dedizione, valori umani, ideali,senza cedere alla tentazione di tenere gli alunni legati a sè .Un buon unsegnante cerca di far acquisire ai giovani strumenti di autonomia mentale, culturale e professionale, libertà di pensiero e sicurezza in se stesso.
    I ragazzi hanno bisogno di sentirsi amati dai genitori, dagli insegnanti e dagli educatori di altre agenzie educative e, soprattutto, dai politici, in modo sano, rispettoso della propria personalità, della propria intimità, delle proprie idee:
    L’amore per i piccoli: bambini, ragazzi, adolescenti, giovani deve essere manifestato concretamente dagli adulti in modo onesto con il prendersi cura di loro nei loro bisogni essenziali. I nostri Figli hanno bisogno di scuole nuove, pulite, calde, sicure. Si potrebbe chiedere la collaborazione dei genitori eventualmente disoccupati o in cassa integrazione.
    Oltre al diritto ad essere amati ed ascoltati dai genitori, i ragazzi hanno bisogno di essere seguiti anche a scuola, perchè la scuola è la casa diurna; è a scuola che i ragazzi trascorrono la maggor parte della giornata: La scuola è il luogo dove si forma il cittadino onesto, rispettoso dei compagni e degli insegnanti e d: A scuola si formano le basi di una societò democratica e costruttiva con l’insegnamento e lo studio di varie materie letterarie e scientifiche, con la conoscenza e il rispetto della nostra Costituzione, che sembra scritta da Dio: contiene principi umani ed universali
    I ragazzi devono essere aiutati a crescere sani, devono essere aiutati a fare emergere i TALENTI e i semi del BENE che esistono in ogni bambino.
    Tutti i ragazzi dovrebbero frequentare la scuola almeno fino a 17 anni, fino al conseguimento di una qualifica professionale, in modo da imparare un mestiere nel quale poter sviluppare i propri talenti del fare, del realizzare prodotti utili e/o artistici, perchè tutti i talenti sono nobili. (OVVIAMENTE, nei licei, che preparano all’università si potrà e si dovrà essere più selettivi nella valutazione):Frequentando la scuola i ragazzi crescono nella formazione umana e culturale, perchè sono seguiti dagli insegnanti, mentre imparano un mestiere per potersi procacciare da vivere. Questa doppia attività di studio e lavoro in contemporanea dovrebbe essere agevolata nella fase immediatamente successiva ai 17 anni a tempo parziale, per pemettere ai giovani di poter proseguire negli studi e conseguire un diploma e/o una laurea anche se ci se ci metteranno qualche anno in più e, insieme, avere una certa indipendenza economica.
    Vorrei sottolineare la funzione educativa del lavoro: Il fatto di toccare gli strumenti di lavoro, di vivere nell’ambiente vero di produzione reale può stimolare la creatività che è in ogni essere umano e contribuire all’ideazione di nuovi prodotti anche con l’ausilio di conoscenze che il giovane acquisisce negli studi . Inoltre, il iiovane che studia e lavora (part-time,ovviamente) contibua ad essere seguito ed aiutato a crescere da datori di lavoro, insegnanti, colleghi di lavoro e colleghi universitari per essere un buon cittadino. Anche Charles Dickens da giovane aveva lavorato in fabbrica, ma questo non gli ha impedito di diventare un grande scrittore. Anzi, la sua esperienza di operaio gli ha permesso di conoscere personalmente la sofferenza e i sacrifici dei poveri e di ritrarre la loro condizione nei suoi romanzi.Great Expectations (Grandi Speranze),
    A Chrismas Carol (Canto di Natale), da cui e tratto il cartone animato con Ebenezer Scrooge , Oliver Twist, David Copperfield.
    Il nostro amatissimo Carol Woitila aveva lavorato come operaio da giovane ed anche da Papa era vivino agli operai.
    Si tratta di rivedere il Sistema educativo ed il Sistema produttivo, per assistere i nostri figli nella delicata fase post scolastica
    .Si tratta di focalizzare l’attenzione sui giovani e di aiutarli a scoprire e valorizzare i propri talenti, quindi, di seguirli nella crescita culturale, morale, civica e professionale fino all’inserimento pieno nel mondo degli adulti e del lavoro. Non si può trascurare un altro aspetto: sarebbe una forma incisiva di prevenzione del disagio giovanile e delle dipendenze e, forse, anche della criminalità.
    Chedo scusa se mi sono permessa troppo.
    Rosaria L’Assainato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: