ANTICHE USANZE GROTTAGLIESI NELLA RICORRENZA DEI MORTI!

cimiteroGrottaglieCome è lontana la nostra tradizione della festa dei morti da quella di Halloween che oggi le nuove generazioni hanno tanto condiviso. O meglio di come questa festa si sia trasformata nei secoli rinnegando le sue origini. Il gusto attuale per il macabro e per l’orrore, che la contraddistinguono, cela il terrore verso la morte e i morti, mentre ricordare i propri defunti il due novembre, svela una visione assai più serena della morte e un rapporto di accettazione, rispetto, venerazione verso coloro che hanno lasciato questa terra. Gli anziani raccontavano che nella notte tra primo e due novembre i morti lasciavano le tombe e si incamminavano per le strade del paese per incontrare i loro cari affinchè la mattina presto potessero preparare qualcosa da offrire agli anziani, ai poveri, ai bambini malati, a chi avesse estremo bisogno. Per i ragazzi di allora era la festa delle ccicculatère piene e non quella delle zucche vuote. Nelle strade e intr’a lli nchiòsci del centro storico si respirava “aria di dolcezze” perché in quelle ccicculatère viaggianti c’era della cioccolata calda o del caffè all’anice o del caffelatte. Il compito della consegna era affidato ai ragazzi che dovevano correre in strada per mantenere bollente quei bricchi che nei bar o nelle case si preparavano con tanto amore. Consegnare quel “dolce pensiero” insieme a dei biscotti savoiardi, permetteva ai ragazzi di toccare con mano la sofferenza, il dolore, la povertà, e nel caso dei nonni o parenti anziani, motivo di instaurare un dialogo tra generazioni. Nell’immagine allegata si possono ammirare le tante forme di queste ccicculatère in alluminio di cui molte sono ancora in vita e in bella mostra nella credenza della nonna o nei vari musei etnografici locali. Il giorno dei morti doveva essere santificato obbligatoriamente con la visita al cimitero portando un fiore o nnu lampinu ai defuntiabbandonati che in genere erano quelli sepolti in terra con semplici croci e senza una lapide marmorea. Durante questa visita era solito incontrare qualche sacerdote con chierichetto o delle suore con gli orfanelli che recitavano, dietro una misera offerta, preghiere ai defunti. La recita delle preghiere in latino con parole e cadenze deformate per la non conoscenza della lingua, faceva scaturire nei ragazzi che frequentavano le scuole medie (allora si studiava il latino) ilarità e sarcasmo. La tipica orazione “Rèquiem aetèrnam dona eis, Domine, et lux perpètua lucèat eis. Requiéscant in pace” in genere era difficile ascoltarla in questo modo, nel silenzio di quel luogo si ascoltavano solo delle voci alte di “sperpicitèis, sperpicitèis, sperpicitèis……. ”. Ritornando alla mitica ccicculatèra in alluminio la stessa era usata anche per fare il caffè per infuso (il tipico caffè turco), che opportunamente filtrato con un colino per separare il caffè da bere dalla polvere, la posa, che tanta gente conservava per riutilizzarla insieme alla polvere di orzo. Durante l’inverno questo bricco, oltre ad essere usato vicino al fuoco del focolare, si metteva anche intr’a lla fracèra, fonte di calore per riscaldare l’unica stanza di tante famiglie.

A presto!

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