Video del giorno

papaggiruLa storia di Papa Ggiru (don Ciro Annicchiarico), prete brigante grottagliese, in un video di Tony Zecca e Mino Chetta dal titolo “Papa Ggiru: amore e vendetta”.

La sera del 16 luglio 1803, all’ombra della Chiesetta Madonna del Lume, anticamente di San Mattia, si consumava il delitto che avrebbe stravolto la vita di don Ciro Annicchiarico, sacerdote grottagliese, passato alla storia come Papa Ggiru, il prete brigante. Della sua vita da religioso non si hanno molte notizie, eccetto che a 25 anni era prete e maestro di canto gregoriano. Tra lui e don Giuseppe Motolese, collega della parrocchia di Grottaglie e figlio della ricca borghesia locale, nacque una violenta rivalità per conquistare le grazie di tale Antonia Zaccaria. Giuseppe Motolese fu ucciso il 16 luglio 1803 e don Ciro, accusato di quell’omicidio per motivi passionali, fu tradotto in carcere a Lecce e condannato a un esilio di 15 anni. Ciononostante, fu trattenuto in carcere, dal quale riuscì a sottrarsi dandosi alla fuga e vivendo alla macchia al fine di sottrarsi all’arresto. Braccato dai gendarmi, ben presto raccolse intorno a sé una nutrita banda di tagliagole con i quali fondò la setta dei Decisi, dandosi al brigantaggio e spadroneggiando per oltre 15 anni nella zona boschiva tra Martina Franca, Grottaglie e San Marzano di San Giuseppe (nella provincia di Taranto). Al termine delle scorribande, don Ciro si rifugiava sulle vicine alture, spesso sul monte che ancora porta il suo nome, in territorio martinese. La prolungata impunità della setta venne favorita dalle alterne vicende politiche e dal conseguente stato di incertezza legale, causato dalla conquista napoleonica del Regno di Napoli. In seguito al trattato di Casalanza, la monarchia borbonica fu restaurata e il re Ferdinando I decise di risolvere il problema del brigantaggio in Puglia, affidando il compito al generale Richard Church. L’azione del militare irlandese nei confronti dei briganti fu rapida ed efficace. Nel gennaio 1817, durante la campagna, la setta dei Decisi venne localizzata e battuta dalle truppe regolari a San Marzano. Asserragliatosi con i suoi fedelissimi nella torre di Masseria Scassèrba, Papa Ciro tentò l’ultima resistenza, ma venne costretto alla resa e arrestato il 7 febbraio, per essere fucilato nella pubblica piazza di Francavilla d’Otranto, il giorno seguente, dopo aver riconosciuto una lunga serie di efferati delitti: durante l’interrogatorio, infatti, il sacerdote-brigante aveva confessato di essere l’autore materiale di 70 omicidi.

 

Collegamento al sito “Grottagliesità Enciclopedica”

Grottagliesità Enciclopedica

“Grottagliesità Enciclopedica” è il sito di complemento a grottagliesitablog dove sono previste diverse sezioni funzionali di interesse, in corso di caricamento dati, quali: DIZIONARIO MULTIMEDIALE Grottagliese / Italiano – GALLERIA IMMAGINI – RACCOLTA DOCUMENTI – NOTIZIE STORICHE – CURIOSITA’ – NEWS. 

IL COLLEGAMENTO A *GROTTAGLIESITA’ ENCICLOPEDICA* NON E’ AL MOMENTO DISPONIBILE PER LAVORI DI AGGIORNAMENTI AL PROGRAMMA OPERATIVO. 

L’Associazione ” ARETE’ ” in collaborazione con “Grottagliesitablog” debutterà nei primi mesi del 2017 con un Musical su S. Francesco de Geronimo per la ricorrenza del 300°anniversario della morte del Santo grottagliese.

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A presto!

 

 

Un frutto dimenticato “Li córn’li” (le carrube) che anticamente nelle famiglie non benestanti sostituiva le barrette di cioccolato nelle diverse qualità, forme e gusti.

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La carruba, che a Grottaglie viene chiamata “córn’la”, è uno dei frutti dimenticati dalla società moderna, ma fortunatamente ancora presente sul nostro territorio. La troviamo sull’albero di carrubo nelle nostre campagne, oppure nei mercati rionali sui banchi della frutta secca o nelle sagre di paese. E’ preferibile acquistarla abbastanza fresca, poiché dopo qualche settimana di conservazione la polpa diventa secca e quasi immangiabile. E’ un legume atipico poiché contiene in prevalenza carboidrati. Ha un sapore dolciastro che ricorda un po’ quello del cioccolato, per cui può soddisfare la voglia di dolce, senza esagerare con le calorie e i grassi. In commercio, infatti, si trovano barrette dietetiche che utilizzano la carruba come sostituto del cioccolato. Richiede una lunga masticazione, il che contribuisce ad aumentare il suo indice di sazietà. Occorre fare molta attenzione ai semi perché sono molto duri e potrebbero danneggiare i denti. I nostri nonni la usavano, oltre come sostitutivo del vero cioccolato per i bambini, anche come uno degli ingredienti del famoso decotto per chi soffriva di bronchite cronica, tanto che si faceva una buona provvista per l’inverno conservandole “intra a lli capaséddi” di creta.

capasedda-con-carruboNelle masserie del nostro circondario, data la presenza di molti alberi di carrubo, venivano dati agli animali (cavalli, maiali, etc.) come mangime. Oggi questi frutti vengono utilizzati nell’industria dolciaria e nelle conserve alimentari. E’ indicato con la sigla E410, perché ha la capacità di assorbire acqua per 50-100 volte il suo peso. In particolari situazioni, proprio grazie a questa sua capacità di assorbire acqua, la farina di carruba è un eccellente antidiarroico, mentre il consumo di polpa fresca ha una blanda azione lassativa. Nel centrosud d’Italia questi frutti vengono utilizzati per preparare torte, biscotti, caramelle, elisir, digestivi e forme varie di cioccolato al carrubo.

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Perché non cerchiamo anche noi di riscoprirlo?  Cosimo Luccarelli!

La processione della Vergine Addolorata nell’antica Grottaglie evidenziava la fede autentica dei confratelli e consorelle che infervoravano il cuore della gente anche attraverso gli abiti di rito, portamento, eleganza, camici bianchi inamidati con pizzo e merletti.

nuovo-stendardo-purgatorioPer l’antica Grottaglie, settembre era un mese di grandi feste religiose e civili. Dopo quella del Santo Patrono “Francesco de Geronimo” della prima domenica si aspettava l’altra grande festa, quella della “Vergine Addolorata” che la Venerabile Confraternita del Purgatorio celebrava con sfarzo e religiosità nella terza domenica. Una festa molto sentita dai nostri padri e dalle nostre madri che hanno saputo riconoscere da sempre nella Madonna affranta dal dolore un motivo di speranza, di fiducia e di forza per combattere la buona battaglia della vita, anche nei momenti oscuri, tristi e difficili. Dal ‘600 al ‘900 il 10% circa delle donne grottagliesi portava con dedizione il nome Addolorata o Maria Addolorata, mentre gli ecclesiastici e gli artiéri (impiegati, commercianti, artigiani, figuli) facevano di tutto per appartenere alla storica Confraternita delle Anime del Purgatorio istituita da Don Federico Monaco nel 1641, lo stesso sacerdote che insieme ad altri preti del Capitolo grottagliese aveva fondato il Pio Sodalizio della Congregazione dei Chierici di San Gaetano, detta “La Comunità”; sodalizio che dopo pochi anni venne estinto e inglobato totalmente nella Confraternita del Purgatorio. Nonostante l’abbandono della festa civile avvenuta tanti fa, oggi la ricorrenza della Festa dell’Addolorata viene celebrata religiosamente con triduo e sante messe, portando in processione la bellissima statua della Vergine con l’abito in écru e manto in tulle ricamato in oro, fatto realizzare a Napoli nel 1864. La statua (inizi ‘700) ha solo le parti nobili in legno dipinto ed è la stessa che viene portata in processione il Venerdì Santo insieme ai Santi Misteri, dove indossa un altro abito, quello in seta nera con manto in tinta unita. Come si può vedere dalla foto, sul petto della Vergine è conficcata una spada con lama in argento e manico in oro, donato per devozione dalla nobile D. Elisabetta Enriquez, mentre sul capo è posta una corona d’argento fatta realizzare a Napoli nel 1867 dalla stessa confraternita, quale oblazione dei confratelli e consorelle. Viene portata a spalla in processione, su un trono ligneo dorato con quattro angioli in legno dipinto (sec. XVII) attribuiti al Patalano, dagli stessi confratelli che a rotazione cambiano posizione per non stancarsi. Ai lati della statua alcune consorelle in abito nero, sorreggono i grossi nappi terminali neri dei cingoli legati alla cultra di damasco legata al trono. I confratelli, che procedono a ritmo lento, accompagnati dalle marce festose della banda musicale, sono vestiti con l’abito tradizionale che si compone di: un camice bianco stretto in vita dal cingolo nero alle cui estremità sono applicate due nappe pendenti; una mozzetta nera abbottonata sul davanti con uno stemma ricamato dorato raffigurante la Madonna del Suffragio; un cappuccio bianco con due forellini all’altezza degli occhi; un bordone di legno nero; guanti e scarpe nere. Fino agli anni ’70 i confratelli che partecipavano alla processione erano tantissimi e tutti indossavano l’abito statutario con eleganza e signorilità; il camice per l’occasione era stato fortemente inamidato (’mpusamátu ) alcuni giorni prima e molti facevano bella mostra della puntina ricamata, che più era alta, più si poteva ammirare nel disegno e nella fattura. Anche questo rientrava nello spirito di appartenenza alla Confraternita, come tutte le altre attenzioni e cure nell’applicazione delle regole sancite dallo statuto. L’indifferenza, il benessere e la mancanza di fede hanno minato il cuore dei grottagliesi e delle confraternite, indirizzando l’attenzione verso altri interessi e miraggi attuali. La strada dell’apaticità, del disinteresse e del distacco non porta a risultati; si può e si deve amalgamare passato e presente nella forma migliore e con intelligenza, in tutti i campi, affinché si possa consegnare alla storia le cose più belle e più preziose che abbiamo ereditato dai nostri antenati. Domenica 18 il simulacro della Vergine Addolorata attraverserà le vie principali della città con lo stesso amore di sempre, anche se oggi sono state cancellate le manifestazioni civili, mentre quelle religiose, anche se sotto tono, restano comunque testimoni di fede autentica. Con l’augurio di poter vedere in futuro tutto quello che in altre città italiane organizzano per questa importante festività della Madonna Addolorata, colgo l’occasione per porgere i migliori auguri a tutte le donne che portano il nome di Addolorata o Maria Addolorata, che in passato erano chiamate “Ddulirata, Ratodda, Dora, Ada”.

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A presto!  Cosimo Luccarelli

La comunità parrocchiale grottagliese di Santa Maria in Campitelli impegnata da 29 anni a festeggiare la ricorrenza settembrina della Beata Vergine Maria!

Statua Madonna CampitelliParrocchia

I primi festeggiamenti per la ricorrenza settembrina mariana di settembre risalgono al 1987 dopo la costruzione della statua della Beata Vergine a cura della nuova parrocchia di Santa Maria in Campitelli creata nel 1980 nell’omonima zona che per antica denominazione era così chiamata per la presenza della cappella ancora esistente nell’Eremo di Via Cagliari. La statua, opera della premiata Bottega Artigiana di Antonio Malecore di Lecce, fu consegnata al primo parroco don Vincenzo Conserva il 26 giugno 1987 e benedetta il 13 settembre dello stesso anno dall’Arcivescovo di Taranto Mons. Guglielmo Motolese. Nello stesso giorno la nuova statua venne portata in processione per le vie principali della città, compresa la zona 167. La nuova parrocchia, nata tra immense difficoltà, prima della costruzione della nuova chiesa, si insedia presso le Suore del Sacro Costato di Via Taranto e successivamente in un’autorimessa di Via Meda. Dopo 14 anni di notevole impegno e slancio del parroco don Vincenzo Conserva, di don Franco Spagnulo (attuale parroco) e dei fedeli, il nuovo tempio con casa canonica e opere parrocchiali annesse venne inaugurato dall’Arcivescovo di Taranto Mons. Benigno Luigi Papa alla presenza di oltre venti sacerdoti, autorità locali e comunità parrocchiale. La solenne concelebrazione fu accompagnata dal valente coro parrocchiale diretto dal maestro Fabio Anti, che ancora oggi sotto la guida e direzione del maestro Francesco Santoro, continua a qualificarsi in bravura in tante esecuzioni sul territorio.

Brevi Cenni sull’antica Chiesa nell’Eremo

Il complesso rupestre della Chiesa Santa Maria in Campitelli si trova attualmente incluso in un isolato nel centro abitato di Grottaglie, con accesso dalla via Cagliari. Originariamente era sistemata in una piccola valle confluente nella lama del Fullonese. A fianco della cripta, che sorge sul fondo, venne costruita una cappella dedicata alla “Natività di Maria”. In origine la cappella non fu costruita in aperto cielo e alquanto ampia, come si vede oggi, ma venne scavata in una bassa roccia tufacea nel luogo dove aveva principio la valle e propriamente al centro dei diversi canali che convogliavano l’acqua piovana proveniente dalle colline soprastanti. Aveva due vani: la cappella vera e propria con l’altare rozzo e basso ricacciato dalla roccia sul quale era dipinta, con colori stemperati probabilmente con calce, l’immagine della Madonna, bambina, con la madre S. Anna, e a destra, il cubicolo dell’eremita. La tradizione, ripetuta da vecchi e dotti sacerdoti, vuole che esso sia stato formato da uno dei tanti religiosi proveniente dalla Calabria durante l’invasione dei Saraceni nell’Italia meridionale e propriamente verso l’anno 840. La prima descrizione della cripta e della cappella fu fatta dall’Arcivescovo Lelio Brancaccio durante la visita pastorale dell’8 agosto 1578, che emanò un decreto di proibizione della celebrazione della S. Messa, avendo constatato che aveva un altare non consacrato. Non è dato sapere se il decreto dell’Arcivescovo nel corso dei secoli sia stato osservato; è certo, però, che i Grottagliesi conservarono inalterata la devozione alla Vergine e alla madre sua, Sant’Anna, visitando spesso, nei giorni festivi, la cappella, celebrando solennemente la festa il giorno 8 settembre di ogni anno e sovvenzionando l’eremita per la manutenzione della chiesetta e per i bisogni della sua vita temporale. Anzi la devozione aumentò ancora, se si tiene presente che il popolo, dopo il decreto arcivescovile dette volentieri il suo obolo, perchè i Padri Carmelitani dedicassero nella loro chiesa un altare alla Natività della Vergine Maria. In questo decreto troviamo anche il primitivo nome “Cappitella“ della località. L’ultima descrizione risale al Fonseca, che la chiama “S. M. in Capitelia” in Civiltà rupestre in terra Jónica, Milano 1970. Nel 2009 dopo un decennio di lavori e restauri, quell’oasi di pace e tranquillità grottagliese viene restituito alla città e consegnato in custodia al Gruppo Grotte Grottaglie per la tutela e salvaguardia ambientale e culturale. (Altre Notizie Storiche vedi “Cappelle e Chiese Rupestri” di http://www.grottagliesitablog.wordpress.com).

Dipinto Cripta Eremo Campitelli

Dipinto autore ignoto sec. XVI Chiesa Cripta S.M. Campitelli

Brevi cenni sulla Chiesa attuale

La nuova chiesa di Santa Maria in Campitelli, sorta su un suolo donato dai Padri Gesuiti di Grottaglie tra Via Campitelli e Via Campobasso, è un progetto degli architetti S. Duhic – G. Conserva realizzata dalla ditta Garibaldi di Bari sotto la direzione lavori dell’architetto A. Manigrasso. Molti arredi sacri ed opere artistiche di recente fattura abbelliscono l’interno della chiesa, quali: tabernacolo, luce votiva, crocette, altare, leggii, sculture dodici apostoli, crocifisso, statua di S. Ciro. Degno di rilievo un piccolo dipinto di Santa Maria bambina, di ignoto autore, forse del XVI sec. recuperato dall’antica chiesa nell’Eremo. Il quadretto faceva parte di una composizione pittorica più vasta secondo il prof. Ciro Cafforio (vedi “Lama del Fullonese”). Affiancata alla chiesa sorge la Casa Canonica, le Aule catechistiche, le Salette di incontro e la Sala teatro. Altre opere parrocchiali esterne quali giardinetti e campi sportivi favoriscono le innumerevoli attività parrocchiali con ampia partecipazione della comunità.

Dipinto Madonna Bambina

Dipinto autore ignoto sec. XVI Madonna bambina (Chiesa Parrocchiale Campitelli)

Festa annuale dell’ 8 – 11 settembre 2016

Oltre al solenne triduo di preparazione alla festa predicato dai vari sacerdoti del circondario, particolare attenzione viene rivolta alla processione della Vergine Maria. L’intera comunità parrocchiale accompagna per le vie del circondario la statua della Madonna di notevole bellezza artistica con canti e preghiere mariane. Le manifestazioni civili collaterali sono sempre in stretto rapporto con le finalità pastorali della comunità cristiana, finalizzata alla promozione di valori umani come l’accoglienza, l’aggregazione, il miglioramento dei rapporti umani. La festa annuale del 2016 si arricchisce della ricorrenza del 50° anniversario sacerdotale del suo vice parroco, don Cosimo Spagnulo che insieme ad altri suoi compagni sacerdoti concelebrerà la Santa Messa delle ore 11.00  di Domenica 11 settembre presieduta da mons. Ciro Marcello Alabrese, Parroco della Concattedrale e Presidente dell’Associazione Sacerdotale “La Vite e i Tralci”. Al termine della S.Messa ai sacerdoti festeggiati sarà offerto un omaggio musicale dal complesso musicale del maestro Michele Miale.  Nella serata, dopo la processione (pioggia permettendo) solenne concelebrazione presieduta dal Parroco don Franco Spagnulo accompagnata dalla Corale Santa Maria in Campitelli diretta dal maestro Francesco Santoro. Al termine della celebrazione la comunità parrocchiale potrà ascoltare il canto mariano “Dio vi salvi Regina”  composto nel 1676 da San Francesco de Geronimo, rivisitato dal maestro Santoro sul testo e musica originale, per la divulgazione e conoscenza ai grottagliesi e residenti.

Chiesa Parrocchiale Campitelli

Esterno Chiesa Parrocchiale S.M. in Campitelli

A presto!

Le dolci armonie “tli fichi mmaritati”!

fichi

Raccogliere fichi alle prime luci del mattino e al calar della sera è un’emozione che tanti bambini e ragazzi di oggi non hanno mai avuto. Eppure da tempo immemorabile e quasi come un rito, questa raccolta avviene ancora oggi e sempre allo stesso modo, perché il fico è più fresco e durante la notte ha avuto modo di riposare. Una raccolta quotidiana che permetteva anche di fare colazione; mangiare pane e fichi di primo mattino era una delizia del palato. Una volta i fichi venivano coltivati e trasformati in prodotti tradizionali sempre secchi e mai freschi perché non c’erano le celle frigorifere. Costituivano uno dei prodotti più pregiati e richiesti dal mercato ed intere famiglie basavano la propria economia sulla loro produzione. Donne, vecchi e bambini provvedevano alla raccolta e al laborioso processo di essiccazione sòbbra a lli cannizzi. I fichi migliori e più consistenti erano tagliati a metà per una essiccazione completa in quanto destinati ad essere mmaritati, cioè uniti in coppia e conditi all’interno. Approntare conserve, marmellate, salsa di pomodori, fichi secchi era la fase conclusiva delle vacanze estive e tra queste quelle della preparazione dei fichi mmaritati era quella più interessante, perché insieme alla cotognata garantivano le dolcezze invernali. Preparare i fichi significava dilatare la parte interna morbida, sistemare le mandorle tostate, i semi di finocchio selvatico, la scorzetta di cedro e unirli bene. Sistemati nelle grandi teglie di rame venivano cotti nel forno a legna a basse temperature. Una volta raffreddati erano conservati nelle capase o nelle ciarle interponendo delle foglie d’alloro e del finocchio selvatico. Se i fichi non erano mmaritati venivano infornati lo stesso e poi messi nei pitàlicchi per essere consumati più frequentemente. Oggi, nonostante le mutate abitudini alimentari, li fichi mmaritati restano un punto fermo della nostra cultura e tradizione, nel ricordo di tante generazioni che si sono deliziati da bambini con queste caramelle d’altri tempi.   (Cosimo Luccarelli))  A presto!

Nella festa di patrocinio della 1° domenica di settembre 1946 la città di Grottaglie prese possesso delle Sacre Spoglie del loro Patrono San Francesco de Geronimo.

Possesso 31 agosto 1946

All‘inizio dei festeggiamenti per il Patrocinio di S. Francesco de Geronimo (1° domenica di settembre 1946), le Autorità Religiose e Civili di Grottaglie presero possesso ufficiale del sacro deposito loro affidato dal Vicario di Cristo. Il Rev. P. Superiore Salvatore M. Pezza S.J. tenne il primo discorso ufficiale al numeroso popolo raccolto attorno all’urna in Piazza Regina Margherita, per la grazia ricevuta della Traslazione del corpo di S. Francesco dalla città di Napoli alla città di Grottaglie. Spiegò con cura tutte le fasi dell’evento che stavano per compiersi in quella piazza. Tra gli applausi del popolo giubilante apposero la firma su una pergamena, preparata per l’occasione dal Rev. P. Michele d’Amuri S. J., il Rev.do Mons. Parroco D. Antonio D’ Elia, il Rev.mo Vicario Foraneo Mons. D. Angelo Capriglia, il Sindaco di Grottaglie Sig. Salvatore Perduno e il Rev. Superiore del Santuario di Grottaglie P. Salvatore M. Pezza S.J. La pergamena, conservata nell’archivio del Municipio cittadino, portava la seguente scritta:

GROTTAGLIE

DI GENEROSI FIGLI MADRE FECONDA

A DIO GRATA E AL SUO GRANDE SANTO

DOPO TRE SECOLI DI DOLOROSA ASSENZA

ACCOGLIE GIUBILANTE

F R A N C E S C O  D E  G E R O N I M O

SUA MASSIMA GLORIA E FULGIDO VANTO

CHE PER DECRETO PONTIFICIO

DALL‘ALMA PARTENOPE CAMPO DEI SUOI LAVORI

APOSTOLICI SOCIALI

ALLA CITTÀ SUA NATALE

VIENE TRASLATO

CLERO AUTORITÀ CIVILI POPOLO

CONSCI TANTO AMBITO PEGNO

CON SACRO GIURO

PROMETTONO OGGI 31 AGOSTO l946

DI DIFENDERE CUSTODIRE ONORARE

IN NOVELLO MAGNIFICO TEMPIO

COSI’ AUGUSTO TESORO

A presto!  Cosimo Luccarelli

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