… e dopo il restauro della cupola iniziano i lavori di pulitura della facciata esterna del Santuario di S. Francesco de Geronimo nel centro storico.

copertina-esterna-2-revDopo circa 180 anni dalla fine della costruzione del Santuario di S. Francesco de Geronimo, la facciata della chiesa ritorna al suo splendore originale nel rispetto della progettazione ideata dall’architetto Giovanni Battista Iazeolla (1806-1859), giovane e valente architetto gesuita. Originario di San Giorgio la Molara, in provincia di Benevento, completò gli studi a Lecce dove insegnò matematica ed avviò una scuola di perfezionamento per muratori e marmorai. Sempre a Lecce realizzò il pronao ed un imponente portierato dalle colonne ioniche del Regio Collegio-Convitto “San Giuseppe” nell’attuale piazzetta Giosuè Carducci, nei pressi di via Cairoli. I leccesi lo avrebbero voluto ingegnere pubblico, ma l’architetto venne richiamato a Napoli. Si occupò anche del restauro della cattedrale di Benevento, del progetto del “palazzo Jelardi” a San Marco dei Cavoti, in provincia di Benevento. Dai superiori ottenne di vivere fuori della comunità, nel suo paese natale. La prima pietra del Santuario venne posta nel 1830 all’ingresso del Santuario ad opera di monsignor Giuseppe Antonio De Fulgure, arcivescovo di Taranto. Questa la traduzione: “Dove il Santo Francesco de Geronimo nacque ora già rifulge questo tempio, con il denaro del canonico e teologo Francesco Paritaro, e con il sostegno economico e la pietà dei grottagliesi”. Per ricordare questo terzo centenario della morte del Santo, grazie al fervore del compianto P. Salvatore Discepolo e del Comitato Pro Cupola, sono stati attivati in tempi celeri la pulizia della facciata della chiesa, il restauro della cupola, l’illuminazione della stessa, la visibilità della porta della casa natale del santo, il restauro delle stanze destinate al museo degeronimiano, l’automazione delle campane ed altri lavori a contorno che devoti e benefattori grottagliesi hanno sostenuto con propri contributi economici seguendo l’esempio degli antenati.

Collegamento al sito “Grottagliesità Enciclopedica”

Grottagliesità Enciclopedica

“Grottagliesità Enciclopedica” è il sito di complemento a grottagliesitablog dove sono previste diverse sezioni funzionali di interesse, in corso di caricamento dati, quali: DIZIONARIO MULTIMEDIALE Grottagliese / Italiano – GALLERIA IMMAGINI – RACCOLTA DOCUMENTI – NOTIZIE STORICHE – CURIOSITA’ – NEWS. 

IL COLLEGAMENTO A *GROTTAGLIESITA’ ENCICLOPEDICA* NON E’ AL MOMENTO DISPONIBILE PER LAVORI DI AGGIORNAMENTI AL PROGRAMMA OPERATIVO. 

Conclusa l’attività formativa “Grottaglie, We on tour” promossa da ANTEAS Grottaglie in collaborazione con UTR/ASL e l’Associazione di promozione turistica GROTT’ART presso la struttura UTR di Grottaglie sulla strada per Villa Castelli con consegna attestati e serata in allegria.

wot revA conclusione dell’attivita’ formativa “Grottaglie, WeOnTour” rivolta a giovani con disabilità non grave, mercoledì 24 giugno 2017 presso la struttura UTR di Grottaglie sulla strada per Villa Castelli, si e’ svolta la cerimonia di chiusura con la consegna degli attestati di frequenza a 9 giovani probabili assistenti accompagnatori turistici. A condurre la serata il direttore del giornale on-line “oraquadra.com” Lilli D’Amicis che all’inizio della manifestazione ha dato la parola al Presidente dell’Anteas Grottaglie dott. Cosimo Luccarelli, alla responsabile dell’UTR Grottaglie dott.ssa Annamaria D’Urso, alla Tutor del corso dott.ssa Rosa Nitto, alle responsabili dell’Associazione Grott’Art sig.ra Maria DeMarco e sig.na Annalisa Pinto, ad una mamma dei ragazzi sig.ra Regina Del Monaco. Gli interventi hanno messo in rilievo l’unicità di questa importante attività formativa e i benefici che ha portato a questi giovani adulti con disabilità non grave, che, non beneficiando di interventi sociosanitari essenziali, quali i centri diurni, rischiano non solo di non sviluppare le loro potenzialità, ma addirittura di regredire ed essere esclusi socialmente. A suggellare questa finalità la giornalista Lilli D’Amicis ha dato la parola a tutti i nove giovani presenti chiedendo le loro impressioni sul corso e sugli istruttori e formatori. Alle tantissime persone presenti alla serata (familiari dei ragazzi, frequentatori della struttura UTR e soci di Anteas Grottaglie) sono emersi momenti di vera commozione. L’attività formativa promossa da Anteas Grottaglie e progettata in collaborazione con UTR Grottaglie e Associazione Grott’Art di Grottaglie ha sviluppato 60 ore di lezione in aula e in campo (Febbraio 2017 – Maggio 2017) obbiettivando la formazione del giovane disabile, di acquisire ancora competenze dopo il percorso istruzionale scolastico, specie finalizzato ad uno sbocco lavorativo che rappresenta la forma più completa di autorealizzazione personale, migliorando sicurezza di sè, autostima e qualità della vita. A circa 10 giovani adulti con lievi-medie limitazioni cognitive, ma con risorse apprenditive, comunicative, di empatia e reciprocità relazionali che possiedono in modo spiccato, grazie al percorso riabilitativo e di empowerment effettuato ad oggi, sono state trasferite nozioni teorico/pratiche sulla conoscenza dei tratti salienti della storia della città, dei principali siti artistici, architettonici e museali, delle risorse territoriali, dei prodotti enogastronomici. Dopo le lezioni in aula nella Sala Informatica Anteas Grottaglie sita nella Biblioteca del Centro Monticello di Grottaglie, sono state effettuate visite al Centro Storico, Chiese, Monumenti, Musei, Botteghe Ceramiche, Grotte e Gravine del territorio, Frantoi Ipogei e Agriturismo accompagnati dagli stessi animatori di Anteas e Grott’Art con il supporto di Tutor della struttura UTR di Grottaglie. Prima dell’inizio dello svago e dell’allegria prevista nella serata, ai nove giovani sono stati consegnati gli attestati di partecipazione e la proiezione di un breve filmato, sintesi fotografica dell’attività. Con un ricco buffet, preparato dal Coordinamento Donne Anteas Grottaglie e la musica dal vivo di animatori e genitori dei ragazzi, la serata si è conclusa in allegria con tanti sorrisi e commozione sui volti dei ragazzi e dei presenti. Con questa attività, come tutte le altre svolte nell’anno sociale, l’Anteas Grottaglie conferma la propria mission di mettere sempre al primo piano la centralità della persona, la difesa dei diritti e l’ascolto, in quanto sono le basi dell’operare del volontariato che con i suoi strumenti statutari consentono di costruire relazioni sul territorio. I soci aderenti credono in una società solidale, in una rete di relazioni umane che formano comunità e desiderano costruire rapporti che rompono il muro dell’isolamento, tutelando e affermando il ruolo degli anziani, dei giovani e delle persone deboli come afferma Papa Francesco “Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore”.    dott. Cosimo Luccarelli, Presidente Anteas Grottaglie

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A presto!

Dopo il rifacimento della cupola del Santuario con nuove scandole ed altre attività a contorno, partono i lavori di Restauro Conservativo e Pulitura della facciata del tempio dedicato a S. Francesco de Geronimo nel Centro Storico di Grottaglie, nel rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio di Brindisi-Lecce-Taranto.

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Con protocollo n. 8421 del 02/05/2017 a firma del Soprintendente arch. Maria Piccarreta e del Responsabile del procedimento arch. Augusto Ressa il progetto di Restauro Conservativo e Pulizia della facciata del Santuario viene autorizzato in tempi contenuti dalla Soprintendenza alle Belle Arti. Un progetto esecutivo formulato dall’arch. Francesco Carbotti finalizzato a riportare come ai tempi della costruzione del 1838 l’antico splendore della facciata disegnata dal giovane architetto gesuita Giovanni Battista Iazeolla. Anche questo lavoro, preparato in ogni dettaglio tecnico esecutivo dal progettista e direttore lavori arch. Carbotti, è stato voluto dai Padri Gesuiti di Grottaglie e dal Comitato Pro Cupola nella serie delle operazioni programmate per il Trecentesimo anniversario della morte del Santo. Attività, come altre già terminate, resa possibile dalla generosità di tanti benefattori e devoti del santo per conservare il Santuario in maniera degna e gloriosa dopo circa 180 anni di vita. Oltre al rifacimento della cupola con nuove scandole, l’illuminazione notturna della stessa, la visibilità della porta casa natale del santo attraverso un vetro di sicurezza, l’automazione delle campane della chiesa, il risanamento dei locali adiacenti alla casa natale del santo per il museo degeronimiano, il recupero conservativo di tutte le custodie dei cimeli, oggetti e indumenti di S. Francesco presenti nella casa natale e il prossimo restauro conservativo e pulitura della facciata, a seguire inizieranno immediatamente anche i lavori di manutenzione dell’ascensore e relativi servizi di adeguamento alla struttura, per poter accedere dalla sagrestia al terrazzo dell’antica residenza dei padri e godere da vicino la bellezza della cupola e del panorama grottagliese del centro storico e della piana tarantina. Al termine di questa attività si potrà chiudere questa interessante fase lavorativa e dar corso possibilmente ad altre necessità impellenti all’interno della chiesa come l’impianto elettrico, l’impianto di amplificazione, il restauro degli affreschi e di altre opere che necessitano di restauro, se arriveranno nuovi contributi dai cittadini dal cuore nobile e generoso. Il Comitato Pro Cupola, sempre disponibile e impegnato nella cura del Santuario, continua a raccogliere fondi destinati ai restauri e modifiche alla struttura.    Cosimo Luccarelli

La Comunità Parrocchiale di Santa Maria in Campitelli onora il Santo concittadino gesuita Francesco de Geronimo, Patrono di Grottaglie, nel Terzo Centenario della morte!

img_0696L’espressione “Nessun profeta è bene accolto nella sua patria” (Lc 4,24) detta da Gesù nella visita alla sua città di Nazaret, dove partecipava alla liturgia nella sinagoga, possiamo senza indugi applicarla alla figura del nostro San Francesco de Geronimo nei confronti delle attuali generazioni che ancora non lo conoscono profondamente. Nel passato intere generazioni di grottagliesi hanno accolto con amore e devozione questa grande figura di santo, affiancando i padri gesuiti nella costruzione del Santuario avvenuta dal 1830 al 1838. Attraverso documenti esistenti nelle varie biblioteche leggiamo l’intensa attività pastorale svolta nel 1916 dall’Arcivescovo di Taranto mons. Giuseppe Cecchini, in occasione del secondo centenario della morte del santo, mirata a diffondere la grandezza di questo santo gesuita con una personalità complessa e fine cultura animato dal desiderio di farsi povero tra i poveri. Il 1945 viene ricordato ancora oggi come un anno di grazia perché il corpo di San Francesco viene traslato definitivamente da Napoli a Grottaglie. Il merito di tutto questo fu del Superiore dei Gesuiti di allora Padre Salvatore Pezza che si adoperò presso i suoi superiori e verso l’Arcivescovo di Taranto mons. Ferdinando Bernardi, il quale raccolse 16.000 firme di grottagliesi che allegò alla sua personale petizione al Pontefice Papa Pio XII affinchè le sacre spoglie restassero definitivamente a Grottaglie dopo la Peregrinatio del corpo in terra pugliese. La concessione arrivò prontamente e così al termine del giro nelle varie diocesi, Grottaglie accolse il corpo del santo con grande entusiasmo, grandi festeggiamenti e solenni celebrazioni. I grottagliesi vollero sistemare il corpo di San Francesco dentro un’urna prestigiosa e così nel 1948 fecero costruire a Napoli l’urna in bronzo/argento per la somma di 1.237 lire raccolta dalle tante offerte di devoti. In quell’occasione il Comune di Grottaglie e i Padri Gesuiti firmando una pergamena, promisero che avrebbero sempre difeso, custodito e onorato il corpo del santo nel Santuario a lui dedicato con annessa casa natale. Per questo terzo centenario della morte del Santo (2016-2017), la Parrocchia di Santa Maria in Campitelli, guidata dal parroco don Franco Spagnulo insieme a don Cosimo Spagnulo, con gioia – fede – devozione – partecipazione, ha reso omaggio in forma solenne per ben due volte a San Francesco recandosi al Santuario nel Centro Storico. La prima, 13 novembre 2016, con una celebrazione di notevole importanza per la rievocazione di molti aspetti della vita di S. Francesco attraverso simboli della sua vita missionaria. I ragazzi, guidati dai catechisti, hanno aperto la celebrazione con una lunga sfilata nella navata centrale della chiesa portando oggetti e simboli della vita del Santo: il Campanello del richiamo delle folle, il Crocifisso, Strumenti di penitenza, Immagini della Vergine Immacolata. Durante la Santa Messa, animata dal Coro dei bambini e dalla Corale S. Maria in Campitelli diretta dal M° Francesco Santoro, è stato eseguito per l’occasione il canto mariano scritto e musicato da S. Francesco nel 1676 “Dio vi salvi Regina”, rielaborato dal maestro Santoro sulla melodia di quella originale composta dal Santo. La seconda, 19 marzo 2017, con altra celebrazione significativa per far conoscere strumenti e particolari della vita missionaria di San Francesco nel napoletano con riferimenti ai miracoli operati in vita, è stata suggellata dalla consegna ai presenti di 1000 medagliette che don Franco ha fatto realizzare per l’occasione, dove è stata riportata nella parte anteriore la bellissima immagine di S. Francesco del Mancinelli e nella parte posteriore lo stemma dei gesuiti con l’indicazione delle date del terzo centenario. Tutte le medagliette sono state benedette con il reliquiario della mandibola del Santo.

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Per concludere il 3° Centenario e solennizzare la festa dell’11 maggio, giorno della morte di San Francesco, la comunità parrocchiale di Campitelli ha voluto celebrare questa ricorrenza con un Novenario parrocchiale, per conoscere in profondità questo grande santo concittadino, per rafforzare la devozione ed intercedere grazie per questo popolo ormai distratto dal modernismo e dalla globalizzazione. I temi scelti dal parroco e affidati ai vari sacerdoti celebranti, tra cui due gesuiti della Comunità di Grottaglie, hanno parlato di San Francesco e le missioni al popolo, della comunione generale del mese, della conversione delle donne di cattiva fama, dell’Eucarestia, dei poveri, del peccato e della confessione, dell’umiltà, della devozione a San Ciro e della devozione alla Madonna. Alla fine di ogni celebrazione del novenario sono state recitate le litanie di San Francesco de Geronimo con la preghiera a lui rivolta. La comunità parrocchiale conclude questo anno di grazia degeronimiano con l’impegno a recarsi più spesso nel Santuario per altre ricorrenze, celebrazioni, catechesi, miranti a conoscere sempre di più questo grande riformatore sociale, missionario più grande di Napoli e gloria fulgida di Grottaglie.

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A presto, Cosimo Luccarelli!

Nel “Sabato Culturale degli Amici di S. Francesco” stasera si parla di Eutanasia

Questa sera alle 18.00 nella Biblioteca del Centro Monticello si parla di Eutanasia tra storia, fede e ragione. La cittadinanza è invitata.

Sabato Culturale Maggio 2017

Il Gruppo Teatro Carmine nella commedia dialettale “Non c’èti comu a nui” affronta il tema della diversità nella conoscenza della cultura teatrale, della letteratura e della linguistica, curando la risata con battute, doppi sensi, parole strane tra italiano e dialetto, strappando risate e lacrime al grande pubblico.

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Nella nostra città da qualche anno assistiamo all’incremento di compagnie teatrali dialettali che portano in scena, dietro il paravento della lingua dialettale, determinate soggettive interpretazioni di fatti, usi e costumi della propria gente, della propria terra, convinti di portare in scena le tradizioni. Il teatro usa rito, lingua, tradizioni ma non le conserva. Non perché non vuole: perché non può! Allora, quando si dice che per mezzo del teatro dialettale si vogliono conservare usi, costumi e lingua della propria terra non si compie che un grossolano errore e si alimenta una pia illusione. Altra vana illusione è la pretesa di mettere in scena la vita come si svolgeva in passato nelle nostre campagne o nelle nostre città. Quella vita non c’è più e metterla in scena è un grande sforzo teatrale. Ogni messa in scena è sempre un’operazione culturale e artistica e quindi una rappresentazione è una interpretazione, che ne consente la comprensione! E questo per lo statuto stesso del teatro, che attraverso un punto di vista condensa tempi, fatti, azioni, luoghi, assolutizza le situazioni, tipizza i personaggi, li rende universali, li simbolizza! Ogni allestimento dello stesso testo teatrale è una diversa visione della vita realizzata da persone diverse che fanno la regia, recitano, mettono in scena! E tutto ex novo! Altro che conservazione! La tradizione con il teatro possiamo valorizzarla, mitizzarla, rivisitarla, interpretarla, sognarla, ma mai conservarla! Un grande lavoro lo svolgono gli attori, gente non professionista amanti del teatro, che conoscono bene la lingua della nostra terra, la usano e con essa dipingono tipi e caratteri, costruendo situazioni ormai scomparse. Sono anche loro autori del teatro dialettale con l’impegno a mettere in atto tecniche di recitazione abbinate alla lingua dialettale. Un aspetto importante del teatro dialettale è quello che deve far ridere… insomma, bisogna far ridere! Un compito arduo di autori e registi che, oltre alla qualità dello spettacolo, la conoscenza della cultura teatrale, della letteratura e della linguistica, devono curare la risata con battute, doppi sensi, parole strane tra italiano e dialetto, devono strappare risate a non finire. Molti si chiedono se il teatro dialettale serve a conservare la lingua d’origine. In questo mondo di comunicazione di massa il messaggio che la commedia dialettale deve trasmettere al pubblico è un fascio di codici verbali, gestuali, luminosi in quanto le attuali e nuove generazioni non sanno nulla del passato, non conoscono il dialetto e particolari termini dialettali e particolari modi di dire sconosciuti; quindi l’aspetto teatrale deve predominare rispetto alla lingua dialettale anche se usata correttamente. Il teatro dialettale, nonostante il grande impegno di autori, registi, attori, non può conservare il dialetto o divulgarne una copia dell’originale. Ne sancisce il cambiamento, la trasformazione, ma così facendo lo rende attuale e vitale, gli attribuisce un uso che prima non aveva: quello teatrale. Quindi prima di tutto teatro e poi dialetto come mezzo usato dal teatro per caratterizzare certe situazioni, per condire certi avvenimenti, per rendere più locali certi fatti universali. L’ultima commedia di Gaspare Mastro “Non c’eti comu a nui” si avvicina moltissimo a questo concetto di teatro dialettale, anzi lo rafforza con l’inserimento di un canto della ragazza che mette in risalto il termine dell’amore e della vita.

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La commedia ambientata nei vicoli del centro storico grottagliese racconta storie di vita vissuta, di maldicenze, sorrisi che parlano, pregiudizi, storie particolari e aspetti dell’anima. L’autore, come già avvenuto in altri lavori precedenti, riesce a mettere in luce il vero DNA dei grottagliesi che, nonostante il tempo che passa, non si modifica anzi si incancrenisce. Bravi gli attori che riescono a rispettare le regole del teatro dialettale senza trascurare la risata, l’ironia, la gestualità arrivando al cuore del pubblico che in alcuni momenti riesce a malapena a trattenere qualche lacrima. Il Gruppo Teatro Carmine consolida quindi un successo di oltre venti anni di palcoscenico, fondato e diretto da Gaspare Mastro, cultore della tradizione, artista rinomato, nonché regista e attore del gruppo. Nato nel 1996 nella Parrocchia del Carmine di Grottaglie, si avvale della collaborazione di tanti uomini e donne della comunità carmelitana, sempre viva e dinamica dagli anni della sua fondazione. Una tradizione teatrale, quella del Carmine; già negli anni 60’ due gruppi teatrali, maschile e femminile (tipica per quel tempo) dell’Azione Cattolica Pio XII, portarono in scena nel teatro Biancaneve tanti lavori di noti autori italiani. Il teatro dialettale nasce nella città delle ceramiche dopo qualche anno con il “Teatro Grottagliese” di Vincenzo Cofano, il “Piccolo Teatro di Grottaglie” di Cosimo Piergianni e il “Gruppo Teatro Carmine” di Gaspare Mastro. Le commedie, scritte dagli stessi fondatori e tratte dalla vita quotidiana grottagliese, appartengono ormai alla nostra tradizione popolare. Nei venti anni già trascorsi, il Gruppo Teatro Carmine ha portato in scena “Natali a llu spiziu” – A casa ti Ton Pascali” – Belli tiémpi” – “Ci uè criti, criti” – Tutti a casa mea” – La bbona strata” – Ccè cafeu” – “La sacristìa” – La capu è nnu spuègghiu ti cipòdda” – “Tutti a mare” – “ La miticina ggiusta” – “Lu condominiu” – “Senza nisciunu ntaresse” e l’ultima del 2017 “Non c’eti comu a nui”. Nella compagnia si sono avvicendati molti uomini e donne, gente spontanea con il desiderio di recitare, anche se sul palcoscenico la loro spontaneità li porta ad essere se stessi come la vita di tutti i giorni. Anche nel lavoro di quest’anno un gruppo di bravi giovani partecipa con entusiasmo all’evoluzione del tema sulla differenza umana dal lato sociale, caratteriale, cristiana, morale e di colore della pelle. Ai personaggi ed interpreti di questo lavoro, alla partecipazione straordinaria di Serena Verga, agli addetti di scenografia, luci, audio, costumi, trucco, suggerimento e presentazione, all’amico autore e regista Gaspare Mastro le felicitazioni per questo importante lavoro aspettando la prossima commedia del 2018.      Cosimo  Luccarelli                                                                                                                      

1° maggio, festa del lavoro e dei lavoratori – Tra le tante manifestazioni e celebrazioni anche la consegna delle Stelle al Merito del Lavoro!

3113ec5ab6498165d7a37939222c5110Oggi 1° maggio in Italia e nel mondo è la Festa del Lavoro e dei Lavoratori. Papa Francesco alle maestranze delle Acciaierie di Terni nel 2014 affermò che (…) Di fronte all’attuale sviluppo dell’economia e al travaglio che attraversa l’attività lavorativa, occorre riaffermare che il lavoro è una realtà essenziale per la società, per le famiglie e per i singoli. Il lavoro, infatti, riguarda direttamente la persona, la sua vita, la sua libertà e la sua felicità. Il valore primario del lavoro è il bene della persona umana, perché la realizza come tale, con le sue attitudini e le sue capacità intellettive, creative e manuali. Da qui deriva che il lavoro non ha soltanto una finalità economica e di profitto, ma soprattutto una finalità che interessa l’uomo e la sua dignità. La dignità dell’uomo è collegata al lavoro. (…). In questo giorno di ricorrenze, celebrazioni, manifestazioni, concerti che ricordano questa festa del lavoro e dei lavoratori, anche quella della consegna dell’onorificenza della “Stella al merito del Lavoro”: decorazione della Repubblica Italiana che continua l’analoga decorazione istituita durante il Regno d’Italia. Viene conferita dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministro del lavoro a cittadini italiani, lavoratori dipendenti, distintisi per singolari meriti di perizia, laboriosità e buona condotta morale il 1 maggio di ogni anno. La decorazione comporta il titolo di “Maestro del lavoro”. Gli insigniti sono scelti per essersi particolarmente distinti per singolari meriti di perizia, laboriosità e buona condotta morale; avere migliorato l’efficienza degli strumenti, delle macchine e dei metodi di lavorazione con invenzioni o innovazioni nel campo tecnico e produttivo; avere contribuito in modo originale al perfezionamento delle misure di sicurezza del lavoro; essersi prodigati per istruire e preparare le nuove generazioni nell’attività professionale. Il 1° maggio 2001 anche il sottoscritto ebbe l’onore di ricevere questa onorificenza dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Cosimo Luccarelli

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